Viaggio

Lisbona e la street art

Lisbona è una città bellissima. La luce che si riflette sul bianco intonaco delle sue case e che dall’Alfama viene ripartita in tutte le vie è qualcosa di cui parlare è difficile, tanto l’occhio è sovraeccitato. Lisbona è una città sensazionale, nel modo in cui ha trasformato uno stato d’animo, la saudade, in stile di vita perenne. Lisbona è una città che riesci ad amare al terzo – quarto giorno di soggiorno.

Ieri su La Stampa Edoardo Malvenuti e Eloise Casanova hanno fatto un reportage molto bello (che trovate qui) che parla in sostanza di come la street art a Lisbona sia diventato qualcosa di naturale e “istituzionalizzato”.

Dalle scarabocchiate notturne dei quindici anni, a un ultimo lavoro di diciotto metri, finito da poco, contro uno dei pilastri che reggono l’imponente ponte del 25 aprile, sospeso sull’estuario del Tago, fiume che bagna la capitale portoghese prima di mischiarsi all’oceano Atlantico. È successo in fretta; come l’esplosione della pratica e dell’interesse per l’arte di strada nella città del fado e di Pessoa. «Il centro è pieno di edifici abbandonati, anche a causa della crisi economica che ha colpito il Portogallo, per chi fa graffiti è la prima cosa da sfruttare», sorride Jose.

In pratica, nel 2008, dopo che nel Barrio Alto non restava un centimetro quadrato libero a causa dei graffiti, al dipartimento per la conservazione del patrimonio culturale del comune, incaricato di pulire i muri lisboeti, e allo stesso tempo di aprire uno spazio dedicato alla street art, si decise di mettere a disposizione direttamente i muri. Così nacque la GAU, la galleria di arte urbana, costituita da 7 pannelli a disposizione degli artisti a Calçada da Glória. Risultato? Un museo a cielo aperto.

Effimere come questa espressione artistica, le grandi superfici si riempiono ciclicamente di nuovi lavori che si sovrappongono ai precedenti. L’esperimento funziona, così il programma si ridimensiona in grande: in dialogo con gli artisti locali il dipartimento inizia azioni mirate quartiere per quartiere. Continua a cancellare graffiti illegali ma decide di conservare i “pezzi storici”, quelli importati per le diverse comunità. “Legalizza” muri ed edifici, autorizzando artisti locali e internazionali a lavorarci. Tanti portoghesi, oggi famosi nel mondo, cominciano a farsi conoscere: Vhilis, Pixel Pancho, Tamara Alves – una delle poche ragazze – e Maismenos.

Il programma poi si amplia, e permette che i lavori siano pagati; allo stesso tempo cambia anche la percezione di popolazione e visitatori: non più graffiti, ma opere d’arte.

lisbona_street art

Così Lisbona è diventata un laboratorio europeo per quanto riguarda le politiche culturali nello spazio pubblico, per questo sono sempre di più i giovani artisti che scelgono di restare in città. Un’altra testimonianza di questo rinascimento artistico è la riqualificazione di una vecchia zona industriale dimessa: la XL factory, che ospita ateliers, laboratori fotografici, librerie e ristoranti. Dietro l’agitazione culturale di una capitale che si crede Berlino c’è una volontà politica forte, quella del sindaco António Costa, in carica dal 2007. A descriverlo, ancora Jose Carvalho: «È qualcuno di attento e sensibile alle nuove forme artistiche. Una persona semplice e cordiale, che spesso viene a seguire la realizzazione dei graffiti. Se lo conosco? Una volta stavo dipingendo su un muro messo a disposizione. La polizia arriva, mi chiede l’autorizzazione, l’avevo dimenticata. All’improvviso li vedo irrigidirsi, spostarsi di lato, il sindaco mi allunga la mano:«Hey, Jose, come và?!», poi ai poliziotti: «Qui tutto a posto, il permesso ce l’ha». Ecco cosa succede a fare l’artista di strada, a Lisbona.

Questa è l’Europa che vogliamo.

AB

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