Attualità/Musica

Che fine hanno fatto i roadie?

Sul sito del Guardian oggi c’è un bell’articolo a firma Caroline Sullivan che si interroga su una delle figure più emblematiche, riconoscibili e cult dell’iconografia rock: i roadie, che starebbero sparendo, o perlomeno cambiando volto. Se fino a qualche anno fa i roadie erano personaggi ambigui che si univano al carrozzone per spirito di strada, di dissolutezza,

now they have degrees and drink tea – the billion-dollar live-music business is staffed by techs who would never throw a TV out the window

come scrive nel sommario la giornalista di Brighton.

Stare sulla strada è sempre stato, per le band rock, un sinonimo di sesso e droga (la terza parte della triade era compresa, solitamente) – edonismo diffuso, al quale si adattavano, per necessità di cose, ma anche per precipua volontà, i membri della road crew. Sempre al fianco delle star, anche loro, di luce riflessa, beneficiavano dell’atmosfera creatasi, dell’alone selvaggio di barbarie e sudore del backstage. Alcuni roadie sono pure diventati famosi (oltre a quelli che delle band che seguivano sono diventati musicisti, come David Gilmour, per dirne uno).

Led Zeppelin’s tour manager, for one: there’s a Richard Cole Appreciation Society on Facebook, glorifying the man who was, according to the unofficial band biography Hammer of the Gods, “responsible for much of the mayhem” around the group.

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Un altro, Jeff Hickey, si è costruito una reputazione tale che Vice gli ha dedicato metà di un episodio di On the Road nel 2011. Gli stessi musicisti ne parlano con toni che rasentano la riverenza, o quanto meno sembrano intimoriti, come Nick Oliveri, bassista dei Queens of the Stone Age:

“One time we were on a plane, and he went up to this stewardess and asked her if she had any drugs”

Ma ci sono storie ben più raccapriccianti, buffonate ben più memorabili, gli annali sono pieni di queste storie; ma, e questo è il core speech di Sullivan, quell’era non esiste più da un pezzo, e con essa si è perduta anche l’idea dei roadie come icone popolari; si sono “osmotizzati” nel calderone dei techs:

low-key professionals who often have degrees and treat the job as a job. “Bad behaviour isn’t acceptable any more, to be drunk and carrying on,” says Chris McDonnell, the Charlatans’ sound engineer. “A lot more is expected of you. People think it’s crazy backstage, and it’s girls and drugs, but it’s not. It’s people working and having a cup of tea.”

Ed è ovvio che con le proporzioni mastodontiche dei grandi tour, comportarsi “non professionalmente” è piuttosto rischioso, anche e soprattutto per le proprie tasche (cose come il danneggiamento negli hotel…) A questo proposito sempre McDonnell ha confessato al Guardian:

“I’ve certainly thought of throwing the TV out the hotel window, but I couldn’t afford it, and would get fired”

Ovviamente si genera comunque uno spirito “cameratesco” fra i componenti della “carovana”, c’è una convention annuale, ci sono siti dedicati; ma alcuni indizi fanno pensare che le cose – ancora – vanno per un verso che non può essere raccontato.

Facebook tech pages tend to be closed to public view, and the biggest online tech site, Crewspace, accepts members by recommendation only. Crewspace’s homepage assures its 16,000 members it’s “a community where you don’t get bothered by fans, etc”, while its motto – “What goes on tour …” – hints at “colourful” discussions on its forums.”I can’t tell you the stories while my mum’s still alive,” says Crewspace member Roger Nowell, semi-jokingly. “[Touring is] a world of its own, but people won’t write about what goes on, if they want to keep.

É sempre Nowell a spiegare che una volta era tutto molto anarchico e sregolato (anche e soprattutto dal punto di vista fiscale); ora è cambiato tutto, e anche le competenze richieste aumentano notevolmente, di pari passo con lo sviluppo tecnologico.

“It’s not just stringing guitars now. It’s all about programming and knowing how to …” He mimes tapping at a computer keyboard. Moreover, the younger techs are more health conscious – “They go running and swimming,” Nowell says bemusedly – and some are even women.

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Le donne comunque sono ancora molto sotto rappresentate, e sono viste piuttosto di traverso. Il sistema è ancora dominato dai maschi, e si sviluppa una sorta di rapporto quasi da campo scuola o da gita delle elementari. Il mondo dei roadie comunque rimane un’incognita per tutti quelli che non ne fanno parte. I road techs sono molto orgogliosi di quello che fanno, quelli degli anni 2000 poi ancora di più.

“It’s not just a job – you’re living very intensely together,” says the Vaccines’ tour manager, Nigel Brown, which explains why about 80 UK-based roadies, from newbies like McDonnell to veterans like Nowell, attend an annual invitation-only gathering. This year’s was in January, in a bar in central London; within an hour of the doors opening, it was standing room only. One thing you could see from being there was that roadies don’t necessarily look like roadies: for every denim-clad old-schooler, there was a clean-cut character who could have been a teacher. And they don’t talk like roadies: there was little building-site chat, but quite a bit of bromantic bonhomie – and plenty of concern about the future. “There are so many bands on tour that you’d think there’d be more work, but in truth, it’s much more streamlined now,” said Nowell. He adds with a sigh that sums up the state of the music business: “It’s expensive to tour.”

AB

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