Attualità/Politica

Il referendum per l’indipendenza della Catalogna

#9nov è un hashtag piuttosto diffuso tra il profili twitter che animano il dibattito politico spagnolo. Per il 9 novembre infatti sarebbe stato indetto il referendum per l’indipendenza della Catalogna dal Regno di Spagna dal parte del presidente del Generalitat de Catalunya (il governo catalano) Artur Mas che lo ha annunciato nel dicembre del 2013.

La Catalogna oggi è una comunità autonoma come sancito dalla Costituzione Spagnola entrata in vigore dopo la caduta del regime di Franco. Le comunità autonome hanno un proprio statuto e in Catalogna questo ha subito una modifica nel 2006 (il precedente era del 1978). La modifica in questione conferiva maggior autonomia al parlamento e al governo catalano. Nel 2010 la Corte costituzionale spagnola si pronunciò con una reinterpretazione di vari articoli di questo statuto, portando alla grande mobilitazione per le strade di Barcellona (che è il capoluogo della comunità) del 10 luglio: secondo la polizia le persone che scesero in piazza per protestare contro il pronunciamento furono un milione e centomila, per gli organizzatori erano un milione e mezzo. El Pais (un quotidiano spagnolo) stimò circa 425.000 dimostranti. Lo slogan era

Som una nació. Nosaltres decidim. (“Siamo una nazione. Noi decidiamo.”)

Gli ambiti di autonomia della comunità catalana sono sanciti dall’articolo 148 della Costituzione Spagnola ed effettivamente, l’articolo 149 sancisce la possibilità di allargare gli ambiti di autonomia (oltre a ricordare ciò che è di competenza dello Stato). 

L’indipendentismo catalano è una corrente politica che ha avuto modo di diffondersi in generale in quelli che vengono chiamati paesi catalani, ovvero quelle zone in cui è fortemente radicato l’uso della lingua catalana (la catalogna, la comunità valenzana, le isole Baleari, la Frangia d’Aragona, ma anche zone fuori dai confini spagnoli, come l’Andorra, il Rossiglione e Alghero, in Sardegna). A proposito di questo, bisogna segnalare una particolarità: a partire dagli anni ’60 il catalano si è mantenuto sì nelle zone rurali della regione, ma nel capoluogo, Barcellona, è venuto meno lasciando spazio allo spagnolo, a causa dell’arrivo di migranti provenienti dal Sud-America. 

Tra il 2009 e il 2011 furono proposti dei referendum non ufficiali nei vari comuni catalani, dove l’indipendentismo ottenne diversi voti, per quanto l’affluenza fosse generalmente bassa (percentuali intorno al 40%). A Barcellona questo referendum non ufficiale si tenne il 10 aprile del 2011: votarono 257.645 persone e 9 su 10 erano a favore dell’indipendenza. 

L’11 settembre del 2012 ancora Barcellona è stata teatro di un’altra manifestazione in favore dell’indipendenza catalana, che ha visto la partecipazione di circa due milioni di persone. Stavolta lo slogan era

“Catalogna, nuovo stato d’Europa”

 

Nel 2012 dunque nacque un progetto ufficiale, portato avanti da Artur Mas, appunto, con la collaborazione del capo dell’opposizione parlamentare Oriol Junqueras. Fu un vero e proprio patto, firmato il 18 dicembre 2012 e ribattezzato Accordo per la Libertà. Questo accordo prevede lo svolgimento del referendum entro il 2014 a meno che non sia necessario il rinvio a causa di particolari situazioni socio-economiche. Vale la pena menzionare il fatto che parte dell’accordo era che Mas fosse votato come Presidente del Governo Catalano per un secondo mandato. Un mese dopo circa il Parlamento della Catalogna ha deliberato la dichiarazione di sovranità e del diritto di decidere del popolo della Catalogna. La corte costituzionale ha temporaneamente bocciato questa deliberazione, che è stata poi ristabilita autonomamente dal parlamento catalano. Poi, nel dicembre 2013, in atto ufficiale, il Governo della Catalogna (quindi Artur Mas) e i rappresentanti di quasi tutti gli schieramenti politici della comunità autonoma presenti in parlamento, hanno annunciato la data e le domande del referendum. 

La data è appunto il 9 novembre; le domande invece sarebbero queste 

“Vuole che Catalogna sia uno Stato?” e “In caso affermativo, vuole che questo Stato sia indipendente?”

Chi vota NO alla prima domanda esprime la volontà di rimanere completamente dentro lo stato spagnolo. Chi vota SI alla prima domanda, ma NO alla seconda, esprime la volontà di una riforma federalista della Spagna (e la Catalogna sarebbe uno stato federale). Chi vota SI ad entrambe le domande manifesta la volontà di vedere creato uno stato nuovo, totalmente indipendente dalla Spagna. 

Nei mesi seguenti, sia la Corte Costituzionale sia il Parlamento si sono espressi a sfavore del referendum. Il primo organo in ragione di una incompatibilità con la costituzione spagnola, quella del secondo è stata espressione della maggioranza dei membri. Nonostante questo, Mas ha ribadito che il referendum su farà e che appunto il popolo catalano potrà presentarsi alle urne il 9 novembre. 

Anche l’attuale governo spagnolo, quello di Mariano Rajoy (PPE) di centro-destra non è affatto disposto a far svolgere questo referendum. Il presidente sostiene che sia anticostituzionale e altro non farebbe che alimentare un altro fuoco indipendentista, forse ancora più caldo, ovvero quello dei Paesi Baschi. Per questo, ma anche perché dalla Catalogna proviene il 15% del PIL dei tutta la Spagna, ha chiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi esplicitamente sul referendum, affinché sia decretato (o no) illegittimo. 

Dunque non è ancora chiaro se questo referendum si terrà. La situazione viaggia parallelamente a quella scozzese, della quale abbiamo parlato approfonditamente qui. Molte testate catalane hanno promosso a fine 2013 un sondaggio online per capire come si sarebbe comportata la popolazione da lì ad un anno: i risultati ci dicono che risponderebbero SI alla prima domanda il 65%, mentre il 53% risponderebbero SI alla seconda. Anche il governo catalano ha promosso un sondaggio a fine aprile e pare che il 47,1% degli abitanti voterebbe sì per l’indipendenza dalla Spagna; i risultati di quest’ultimo sondaggio sembrerebbero più attendibili e secondo l’agenzia che lo ha implementato avrebbe un margine d’errore del 3%. 

Ma al di là del referendum, che comunque preme particolarmente negli equilibri politici dell’intero Paese, i prossimi mesi saranno particolarmente importanti per la Spagna, visto che vedranno lo svolgersi delle elezioni politiche nazionali per novembre 2015 e quelle regionali per maggio dello stesso anno. Il Post azzarda a ipotizzare una tendenza della politica spagnola ad assomigliare a quella italiana, essendo i tre principali partiti spagnoli non in grado nel 2015 di governare da soli il paese. 

Fonti: Wikipedia, Il PostLapresseEl Pais 

 

AM

 

 

 

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