Attualità

Prozac e giraffe: uno psicologo allo zoo

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Il dottor Vint Virga è un veterinario itinerante, di quelli che si girano migliaia di zoo all’anno, tra Europa e America del Nord, per curare gli animali ospitati. Ma oltre ai trattamenti tipicamente medici Virga si sofferma in un’altra attività: osserva per ore e ore le bestie, soprattutto quelle che si comportano in modo strano, poi fa loro compagnia e in qualche modo queste dopo stanno meglio. Tipo, al Roger Williams Park Zoo c’era una giraffa di nome Sukari che secondo Virga soffriva di ansia e stereotipie (comportamenti ripetitivi e stereotipati senza senso); quando qualcuno con il cappotto particolarmente lungo, o con il cappello, o peggio ancora munito di macchina fotografica, si avvicinava al recinto di Sukari lei scappava via; dopo un po’ di settimane cominciò a non avere più appetito ed a leccare tutto quello che aveva intorno. Il dottor Virga fu chiamato in causa proprio dai responsabili dello zoo; cominciò a passare del tempo con Sukari che nel frattempo da 840 chilogrammi all’arrivo del veterinario ne pesava 780, cercando di premiarla con gli arbusti più gustosi quando lei si avvicinava ai turisti e quando smetteva di leccare i pali del recinto. Sukari è guarita ed è uno dei casi più difficili che Virga ha dovuto seguire.

Si definisce un comportamentista, uno che studia le vite interiori degli animali, così scrive Alex Halbersadt sul New York Times Magazine. Vint Virga è uno di quelli che non abbassa la testa quando gli si chiede

gli animali provano emozioni?

Gran parte dei suoi colleghi lo fa, dice lui, sfarfuglia qualcosa e si allontana (proprio come farebbe un animale). Vi è un motivo dietro tale insicurezza: l’eterogeneità dei risultati delle ricerche scientifiche che indagano la psiche degli animali, i pensieri, le emozioni, il dolore e l’affetto.

Una cosa è dire che alcuni aspetti fisiologici sono simili ai nostri, come la fase REM del sonno di alcuni uccelli o l’euforia del cane in presenza del padrone. Ben altro affare è pensare che gli animali siano in grado di elaborare in maniera complessa le informazioni, dalla percezione, alla cognizione fino all’influenza sul comportamento. Ma Vint Virga a tutto ciò non bada ed è per questo che chi scrive prova sentimenti controversi nei suoi confronti.

Gli scienziati sostengono che non possiamo sapere quello che provano gli animali perché non parlano e non sono in grado di comunicarci i loro stati d’animo. In realtà loro comunicano, siamo noi che non sappiamo ascoltarli.

Eh, troppo facile così. Lui comunque ci prova ed a quanto pare ci riesce. Halbersadt racconta diversi episodi di intervento da parte di questo dottore: una volta con una capra fobica, che a causa dell’amputazione della coda aveva il terrore degli insetti perché non riusciva più a scacciarli guarita grazia ad po’ di carezze ed un bel po’ di Prozac (sì, quello che danno anche a noi). Oppure un’altra con un gibbone depresso per la morte della sua compagna di recinto che si è ripreso grazie all’intervento di Virga, fatto di affetto, pazienza e comprensione. I custodi del gibbone si convinsero della suo disagio psicologico, ma non avevano il coraggio di parlarne ad alta voce con il padrone dello zoo.

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Anche Virga sta attento a non esagerare con l’antropomorfismo. A proposito della depressione del gibbone dice

non dovrei dire che è depresso, dovrei dire che manifesta comportamenti di ritiro

Se il suo è sarcasmo o accortezza non sappiamo dirlo dalla lettura dell’articolo da cui abbiamo preso spunto, ma questo dibattito intorno a ciò che frulla nella testa degli animali è molto interessante e ricorda a tratti quei grandi dibattiti scienza-fede che ancora oggi guidano l’opinione pubblica in un verso o nell’altro. Pensano? Progettano? Quanto imparano? Quanto ricordano? E allora, come dice Vint, anche la loro mente si ammala? Si stressano? Soffrono di ansia? Anche loro potrebbero aver bisogno di uno psicologo?

Questo tizio le cose però non è che le cose le dice e basta, le fa anche; lui osserva, elabora un’ipotesi diagnostica e poi cura perché ad un certo punto nelle tue teorie ci devi credere. Ad un certo punto sembra ci creda anche il suo intervistatore, che scrive

Trovarsi faccia a faccia con una giraffa dà una curiosa sensazione di pace: per particolari e dimensioni è una creatura molto diversa dagli esseri umani, ma allo stesso tempo è un organismo perfetto. E’ confortante sapere di non essere il centro del creato. Sukari mastica energicamente le foglie, con avidità. Poi ha distolto lo sguardo verso il soffitto e ha smesso di masticare, girando leggermente la testa. Nessun suono o movimento l’aveva distratta. Per pochi attimi è rimasta a fissare un punto nel vuoto, poi si è illuminata come se in quel momento un pensiero gli avesse attraversato la mente. O così mi è sembrato.

Eppure, anche noi quando guardiamo il nostro animaletto domestico immerso nei suoi pensieri, se si può dire, ci chiediamo ma chissà cosa pensa?. Forse la formula corretta è ma penserà? 

AM

L’articolo da cui abbiamo preso spunto si intitola A Psychologist at the zoo, lo trovate tradotto su Internazionale cartaceo n.1070.

Se volete saperne di più su Vint Virga qui c’è il suo sito internet. Il veterinario ha scritto anche un libro, dal titolo The soul of all living creatures (Random house, 2014)

Foto: Getty

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