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Se non sono TARS non ce li vogliamo

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Siamo di recente andati a vedere Interstellar, il film di Christopher Nolan, con Matthew McConaughey, Anne Hathaway e tanti altri. Vi risparmiamo tutti i voli pindarici che questo film ha ispirato almeno in chi scrive, per parlarvi invece dei robot, ovvero di un elemento che abbiamo visto in altre decine e decine di film fantascientifici, spesso anche con sembianze più umanoidi, ma mai così umani. Stiamo ovviamente parlando di TARS e dei suoi simili che Miles Brundage in un articolo su Slate si augura siano davvero un giorno l’intelligenza artificiale del futuro. Non ne vogliamo in altri modi, li vogliamo esattamente così.

Grado di sincerità regolabile, ironici a scelta del proprietario e in funzione della situazione. Veloci e dinamici, mai più però li accetteremo con sembianze umane. Non è un caso se di C-3PO si ricorda solo la sua fedeltà e la goffaggine. TARS infatti non ha braccia, non ha gambe e non ha testa, altrimenti, scrive Brundage:

ARS’s last-minute rescue of Dr. Brand would have been impossible with a humanoid design, for example.

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TARS parla fluentemente come un umano, ma senza i nostri limiti fisici e cognitivi. Interstellar è inoltre uno dei forse pochi film di fantascienza in cui non c’è conflitto tra umani e macchine. Questo perché uno come TARS non ha diritti e né ne rivendica.

TARS is portrayed as a complex tool that performs a role similar to another crewmate on the ship but has none of the rights afforded to humans. Indeed, TARS once explicitly states that it is required to follow orders from humans, and that consequently its heroic sacrifices aren’t as heroic as they seem. Time and time again, TARS saves humans without any regard for its own self-interest except insofar as its survival is important to humans’ survival. This mirrors the recommendations of many of those interested in the ethics of AI and robotics.

TARS dunque non chiede di essere salvato, nonostante le smancerie della dottoressa Brand. TARS sarà il robot giusto, perché è in grado di comunicare puntualmente ogni aspetto di cui si sta occupando (perché solo lui ne è in grado) e mai si rivolterà contro il proprietario quando questo cercherà di modificarne il sistema per farlo essere più o meno sincero, più o meno ironico, eccetera. Stiamo parlando di qualcosa di lontano, ma nel frattempo, scrive Brundage, se proprio vogliamo sognare di avere un automa un giorno al nostro fianco, dobbiamo immaginarlo come TARS. Non è la star dello show e questo è esattamente l’ingrediente necessario. Questo è quanto differenzia TARS dalla maggior parte dei robot che abbiamo visto sul grande schermo, ovvero il fatto che non debba essere lui il protagonista, ma che sappia semplicemente modificarsi ed accettare le modificazioni che gli vengono imposte da noi, in virtù delle nostre esigenze, delle nostre necessità e non certo in funzione di un colpo di stato robotico alla Matrix.

Quindi se proprio dobbiamo sognare, facciamolo con sicurezza e garanzia. Sogniamo TARS!

AM

fonti: Wikipedia, Slate

immagini: Gettyimages

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One thought on “Se non sono TARS non ce li vogliamo

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