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Il futuro di Black Mirror è il nostro futuro?

Black Mirror è una serie culto piuttosto famosa, trasmessa su Channel 4 (rete pubblica britannica) in due stagioni a due anni di distanza l’una dall’altra (la prima è del 2011, la seconda del 2013), per un totale di 6 episodi, a cui si aggiunge uno speciale natalizio andato in onda nel 2014.

Ogni episodio è autoconclusivo, ha un proprio cast e una propria storia, la trama ha però una caratteristica comune, e cioè il progresso e l’avanzare della tecnologia, e il rapporto che i protagonisti hanno con essa. Gli episodi di Black Mirror sono una sorta di favola (incubo) distopica, in cui vengono fuori i limiti e i paradossi che la tecnologia potrebbe portare (o ha già portato?) nelle nostre vite.

Vi si trova un’umanità rassegnata, alienata, sottomessa dalla tecnologia. Nonostante (o forse in virtù di) questo Black Mirror è una delle serie più affascinanti degli ultimi anni, anche e soprattutto per «il messaggio di sfiducia verso il volere collettivo» (come scrive Fabio Chiusi, giornalista di Wired, nell’eBook Dittature dell’Istantaneo, che parla proprio di BM)

Adam Epstein ha analizzato in un articolo di Quartz il futuro di Black Mirror, cercando di capire se e come potrebbe coincidere con il nostro futuro. Negli Stati Uniti si parla molto di Black Mirror dopo che a dicembre (insieme allo special natalizio) la serie è apparsa su Netflix, ma il dibattito è ormai aperto globalmente da un po’ di tempo – come testimonia il fatto che il libro di Chiusi è uscito un anno fa.

Black Mirror è fondamentale perché sembra parlare il linguaggio dei guru dell’autogoverno, ma poi ne distrugge l’ambizione semplicemente mostrando «il mito della società civile aggiornato all’era iperconnessa, ma per distruggerlo; è l’idea che l’intelligenza collettiva, fuori e dentro la rete, non produca che debolezza, dipendenza, derisione, asservimento.» Questo ancora un passaggio del libro di Fabio Chiusi, che definisce il mondo di Black Mirror «per metà dei casi identico al nostro – tranne che per un preciso aspetto tecnologico, e dunque aumentato in un solo addendo – e per l’altra metà un mondo in cui l’opinione pubblica istantanea ha preso il sopravvento». Al punto che nella prima storica puntata, Messaggio al primo ministro, il primo ministro inglese è costretto ad avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta; al punto che un pupazzo va al potere (in Vota Waldo, la puntata che più manifestamente, e inconsapevolmente, fa riferimento a movimenti come quello di Grillo).

Tornando all’articolo di Quartz, Adam Epstein paragona Black Mirror a quella che per lui è la più importante serie di tutti i tempi, The Twilight Zone (in Italia «Ai confini della realtà»). Black Mirror sarebbe per l’età digitale quello che è stato The Twilight Zone per gli anni 60; anche se Ai confini della realtà ha ormai uno status quasi mistico, l’unico erede potenziale è proprio Black Mirror. Il paragone l’aveva tirato già fuori Jon Hamm dopo le riprese per lo special natalizio di un mese fa (ci ritorniamo, sullo special e anche su Jon Hamm)

La cosa migliore di Black Mirror è che la sua versione del futuro non sembra così lontana (il 50% del mondo che diceva Chiusi), e che proprio per questo è tutto molto plausibile (il discorso del comico-pupazzo è peraltro facilmente osservabile quotidianamente).

Ogni nuovo gadget, ogni norma tecnologica del cupo futuro della serie, è soltanto un’esagerazione o una estensione della tecnologia già esistente. Il mondo che ne esce raffigurato è strano, e crea allo stesso tempo distanza e familiarità.

Il futuro di Black Mirror è da qualche parte nello spazio e nel tempo, ed è collegato a noi dalla rappresentazione degli umani, «aiutati e allo stesso tempo ostacolati dagli schermi dove consumiamo le nostre vite».

Il futuro di Black Mirror è la realtà, o un’esagerazione della nostra realtà, poco importa, il risultato è un pugno in faccia.

Riprendiamo la descrizione (commentandola e ampliandola, come siamo soliti fare, le citazioni sono o separate dal corpo del paragrafo o virgolettate) che Epstein fa dei quattro episodi più significativi dei 7 fin qui usciti (la serie è stata ideata da Charlie Brooker, in Italia trasmessa meritoriamente in prima serata da Sky Cinema 1)

[attenzione, rischio SPOILER].

Messaggio al primo ministro (Stagione 1, Episodio 1)

Black-Mirror1

L’episodio pilota, The National Anthem (tradotto in Italia Messaggio al primo ministro, come detto, parla di come i terroristi hanno in pugno i media e la politica, costringendo il PM inglese ad avere un rapporto sessuale con un maiale per evitare l’uccisione della principessa Susannah, membro della famiglia reale. È uscito nel 2011, parla di un futuro non precisato, o della nostra attualità, dove ogni giorno l’ISIS diffonde video di decapitazioni e altre atrocità? Black Mirror va un passo più avanti, perché l’atto osceno si compie in diretta TV, e i telespettatori sono tutti talmente distratti dalla disgustosa scena che non si accorgono, insieme al capo del governo, di essere stati presi in giro.

Non solo Black Mirror afferma, mette in scena cosa è oggi il terrorismo, ma ridicolizza il fatto che ci sarebbe un potenziale mercato per quell’atto, e che il cittadino medio di oggi lo avrebbe osservato in massa.

15 milioni di celebrità (Stagione 1, Episodio 2)
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Fifteen Million Merits è il secondo episodio della serie, e mostra una società in cui le persone devono fare la cyclette o correre in un tapis roulant, per generare dei bonus, che servono per comprare le cose. Le pubblicità non possono essere saltate senza pagare un bonus, così come non c’è cibo senza pagare un bonus. Il mondo reale è tutto dentro quegli schermi, l’esistenza delle persone fluttua tra il di qua e il di là, tant’è che persino una critica consapevole del sistema ne diventa parte. Negli schermi si trasmettono reality show a cui partecipa la protagonista Abi – grazie al bonus omaggio di Bing, che però si rende conto della trasformazione di lei e minaccia di uccidersi in diretta con un pezzo di vetro. Il suo diventerà un programma di punta, da trasmettere a «quelli-che-corrono». Paralleli ovvi, comunque potenti.
Viviamo in un mondo di schermi di vetro connessi a Internet, un fatto che Black Mirror riporta in una terribile realtà alternativa. Non importa quanto innovativo o utile possa sembrare il progresso tecnologico, perché non si può fare a meno di avere la sensazione che non sia reale, che ci privi degli obiettivi che vorremo raggiungere, che è solo uno sforzo in più contro l’inestinguibile desiderio di essere con altre persone, e non solo con altre cose.
Ricordi Pericolosi (Stagione 1, Episodio 3)
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The Entire History of You è il terzo episodio della prima serie di Black Mirror, le persone hanno un chip impiantato dietro le orecchie, che registra qualsiasi cosa si faccia o si veda. Le registrazioni possono essere mostrate su qualsiasi schermo, in qualsiasi momento. Il futuro di questo episodio è forse uno di quelli che sembra più ordinario, più vicino a noi, quasi inevitabile (così come succede per l’episodio natalizio, il 7o totale e quarto della seconda stagione). Così come Facebook registra tutto quello che facciamo, con la nostra volontà o meno. Nell’episodio un giovane cerca di carpire dalla sua memoria l’immagine della sua fidanzata in flagrante con una vecchia fiamma.

I risultati della ricerca sono irrilevanti se messi a confronto con cosa ci rimane da riflettere. La memoria è uno strumento potente, e cercare di sfruttarla in modi che la mente non aveva pianificato può avere conseguenze devastanti. Mentre Internet diventa una banca dati, una memoria sempre più grande per l’umanità, Back Mirror ipotizza che forse i nostri ricordi sono migliori così come sono, e non come potrebbero essere se ricordassimo qualsiasi cosa una persona ci ha detto molto tempo fa

 Torna da me (Stagione 2, Episodio 1)

black mirror 4

Be Right Back è il primo episodio della seconda stagione, il quarto in totale ed è il preferito di Adam Epstein. Parla di una giovane donna in lutto che decide di iscriversi ad un servizio che permette di reimmaginare virtualmente il compagno morto usando i suoi account social. La donna si iscrive poi ad una fase più sperimentale del progetto che permette di costruire una versione robot del partner deceduto. L’episodio, secondo Epstein, è «una disamina intelligente di cosa ci rende noi.»

La domanda che ti fa porre [Be Right Back] è se l’avatar che crei online di te stesso possa realmente rappresentare te stesso, e le cose che giacciono negli angoli più nascosti della tua anima. È un episodio abbastanza inquietante, in parti uguali è una classica storia di fantasmi e un techno thriller futuristico. La fine è irritante, nel miglior modo possibile, ti forza a chiederti le risposte alle domande che rileva, ma sapendo che non le troverai mai, quelle risposte, come una donna che cerca un rimedio al dolore del lutto

Queste le prime quattro puntate di Black Mirror, quelle che più sono piaciute ad Adam Epstein di Quartz.

Le tre rimanenti sono Orso Bianco, Vota Waldo (una delle nostre preferite, invece, nella quale un comico fallito si arma di pupazzo populista e si butta in politica) – che chiudono la seconda stagione classica – e poi lo special natalizio White Christmas, con un (al solito) meraviglioso e bravissimo Jon Hamm (Don Draper), uscito il 16 dicembre 2014, a un anno e 10 mesi di distanza dai suoi predecessori, e di cui non sveliamo niente perché più alta la probabilità che non l’abbiate ancora visto (se no, fatelo, subito, come resistere dopo aver visto questa gif).

black mirror jon hamm

Tutte più o meno ripropongono gli stessi temi, in qualche modo lo fanno però in una maniera meno realistica, secondo Epstein. In realtà tutte sono allo stesso modo una parte dello stesso incredibile prodotto, ambiguo, provocatorio, e reale. Che lascia tanti dubbi, fra cui la risposta introvabile alla domanda del titolo.

Il futuro di Black Mirror è il nostro futuro? Il nostro domani o il nostro oggi?

AB

L’articolo di Quartz si trova per intero qui.

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