Attualità

Il problema dei prezzi del cioccolato

Il settore della produzione di cioccolato è in crisi costante da diversi mesi. Il risultato è che il prezzo continua a crescere, e le grandi aziende rimpiccioliscono le barrette. C’entrano – come vediamo fra poco – un sacco di cose, sintetizzate al massimo e raccolte per sommi capi da Vox in un «all-you-can-know», scritto da Danielle Kurtzleben, che riprendiamo (ed editiamo) su ilBackpack.

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1) La domanda crescente di cioccolato in Asia

I paesi asiatici hanno economie che crescono e ampie fette di popolazione che si trasformano in consumatori. Nuovi ricchi che desiderano spendere (anche) per gustare novità che allietino il palato. La Cina è il miglior esempio, non solo per la cioccolata, ma anche per prodotti caseari e carne. Solo in questo paese il consumo pro capite di prodotti fatti di cioccolato è aumentato del 30% dal 2010 al 2013, percentuale che sale al 34% per l’India e al 38% per l’Indonesia. Il record spetta però alla Corea del Sud con il 44% di crescita, nello stesso periodo.

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2) La popolarità del cioccolato fondente

È un problema, perché per il cioccolato fondente si usa molto più cacao rispetto ad altre tipologie, e questo influisce sempre di più nelle coltivazioni della materia prima. Il cioccolato al latte la fa da padrone nel mercato occidentale (e in quello statunitense maggiormente) ma quello fondente è il 20% circa del totale, ed è fatto almeno al 60% di cacao.

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3) Siccità

Il cacao cresce soprattutto in Africa, dove c’è il 72% della produzione mondiale (i dati citati da Vox si riferiscono ad uno studio di mercato di Mintel) spartita fra Costa d’Avorio e Ghana. Se quest’area è colpita da condizioni climatiche avverse, i prezzi si impennano. È ciò che è successo l’anno scorso. «Quando un prodotto è legato in maniera inscindibile ad una regione geografica, una minaccia a quella regione, che sia un cartello o siccità, può creare enormi shock ai prezzi». Una situazione simile è avvenuta nel 2014 con il lime – qui c’entravano i cartelli.

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4) Le malattie della piante

Cioccolata, lime, ma anche la produzione di banane è state colpita nel 2014, l’Economist il primo marzo titolava «Yes, we have no bananas». Alcune malattie dai nomi impronunciabili hanno fatto la loro comparsa e stroncato l’industria, in lotta per la sopravvivenza. Sta accadendo anche con il cacao, e in entrambi i casi ci sono fior di scienziati al lavoro per tentare di salvare la specie, con ibridazioni e tentativi di bio ingegneria.

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5) L’Ebola

C’entra anche l’Ebola, perché l’epidemia si è sviluppata praticamente alla porta accanto ai maggiori produttori. Costa d’Avorio, Ghana e Nigeria, spiega Vox, non sono state l’epicentro del virus, ma hanno chiuso i confini ai lavoratori delle nazioni vicine, e questo ha aiutato a limitare la produzione.

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E quindi?

Scorte limitate, sommate a domanda crescente, uguale prezzi sempre più alti, in un trend apparentemente non destinato a fermarsi. La distanza, il gap tra offerta e domanda arriverà, secondo le stime, a 1 milione di tonnellate nel 2020 e 2 milioni nel 2030.

Il mondo non rimarrà senza cacao, ha detto una specialista di analisi di «soft commodities» a Vox, il rischio più prossimo, semmai, è quello di veder crescere i prezzi fino a che i produttori non troveranno alternative, ad esempio cambiando le unità di misura di base o usare più polvere e meno burro o carruba. Il che peraltro potrebbe solo rendere meno lenta l’agonia.

E in effetti le compagnie statunitensi nel tempo hanno iniziato a reagire, fra annunci di aumento prezzi, cambi di polveri, restringimenti di barrette (è successo con Mars e Snickers nel 2013). D’altra parte, con la crisi del settore nuovi competitor entrano in gioco, uno dei paesi più attivi sarebbe il Vietnam. Ma le piante di cacao ci mette dai 3 ai 5 anni a maturare, e il problema dei prezzi della cioccolata – per il momento – rimane.

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